[Il Silenzio dei minotauri] La parata della vergona (circostanza)

Da un po’ di tempo, ho un quadernino per gli appunti sul quale segno al volo le circostanze di vita e di lavoro che mi vengono in mente da usare nelle future partite de Il Silenzio dei minotauri . Una sola circostanzadi vita e di lavoro non è abbastanza per una preparazione completa (anche con due soli giocatori, bisogna comuque scriverne almeno due), ma è comunque qualcosa che mi sento di condividere con voi.

Questa l’ho scritta il 18 giugno 2019.

Link alla versione sempre aggiornata su Google Drive:

La parata della vergogna

L’anno scorso, l’esercito di Dégringolade di stanza nel distretto di Dora subì una dura disfatta e i pochi sopravvissuti furono costretti a rientrare nella città da sconfitti, con la coda tra le gambe. Il loro ex capitano, Susak, invece, si rifiutò di accettare l’insuccesso e rimase, da solo o quasi, a presidiare la caserma semidistrutta del distretto. Molti di quei militari superstiti, invece, hanno trovato lavoro e una vita apparentemente normale nei vari distretti di Dégringolade.

Uno di loro, Taras, un giorno, ricevette un sogno dalla Voce Rossa, ne parlò ai suoi compagni e, da allora, ogni anno, quando si riapre la stagione della Guerra Eterna, si ritrovano nel distretto di Iriry, sulle sponde del fiume Vauxgar, e lì tengono una parata goliardica: si vestono come versioni parodistiche e grottesche degli Esterni, dei soldati di Dégringolade, del nemico, dei capitani e dei generali, delle Voci e di molte altre stranezze che si incontrano nella giungla, e compiono queste danze apotropaiche spavalde ed esagerate. Ad esempio, quelli che si vestono da Esterni usano la loro stessa pittura per la pelle, subendone tutti gli effetti. Altri, invece, colorano i propri corpi con l’impasto di bacche rosse, della pianta di Azollae, e nere, della pianta di Laurellis, che causa irritazione cutanea e tumefazione temporanea, come a simulare l’orrore delle ferite ricevute in guerra.

La gente ne è indignata e si chiede la ragione di una tale parata, fuori dai costumi e dal buonsenso. Jadyra Empyreus è in testa a costoro e ha anche rimproverato mordacemente Taras e gli altri a riguardo: «Siete tornati da sconfitti dalla Guerra Eterna e vi abbiamo preso tra noi senza alcun biasimo e alcuna vergogna. Però, non temete: ci ricordiamo bene chi siete e cosa fate. Perché non ve ne state semplicemente buoni nelle vostre case, così da non ricordare a noi e a voi stessi la vostra vergogna?».

«Signora, perdonaci, ma molti che amavamo sono morti nella vostra Guerra Eterna. Molti di noi sono qui, tra voi; vi sembrano liberi, ma ancora tremano la notte per quello che hanno portato con sé dalla giungla. Noi facciamo la nostra parte per scacciare i demoni che ci portiamo da quella guerra, che per molti di noi ancora continua quotidianamente, e per celebrare la liberazione di noi stessi dalla schiavitù della follia dei generali della Guerra Eterna. Infatti, se voi aveste conosciuto queste cose come le abbiamo conosciute noi, sono sicuro che non ci rimproverereste, ma prendereste i costumi e fareste balli e smorfie con noi all’indirizzo della giungla e della Guerra Eterna».

Ma quelli che la pensano come Jadyra Empyreus sono la maggioranza. Non capiscono e, sempre di più, mal sopportano la parata di Taras e degli altri. È solo questione di tempo prima che si impongano per farli smettere.

Lavori dei minotauri

  • spia per conto di Jadyra Empyreus;
  • ex soldato del distretto di Dora, ora costruttore di canne per pescare nel Vauxgar.
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“Il Silenzio dei minotauri” è The Clay that Woke?. Sto provando a indovinare.

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Sì, uso il titolo in italiano, visto che è edito nella lingua di Dante.

Non sapevo ci fosse un’edizione italiana.

Certo: è uscita due lucche fa, ormai. La trovi qui:

Bello davvero! Bravo Daniele, come sempre tiri fuori roba figa :+1:
Ci stiamo giocando in questo periodo e mi sta esaltando a dir poco.
Gioco fresco, innovativo, evocativo e coinvolgente.
Lo ritengo una perla di Design e di goduria ludica.

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Mi fa piacere che ti piaccia e che ci stiate giocando.

Per caso hai indovinato a quale ingiustizia del mondo reale mi sono ispirato per scriverla? :sweat_smile:

Mi ha ricordato la libertà di fare satira satira e denuncia al contempo che viene imbavagliata dal potere e non capita dalla borghesia perbenista.

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È una interpretazione interessante. Lo spunto reale che mi ha spinto a scrivere questa circostanza di vita e di lavoro sono le persone che si lamentano del Pride.

Riconferma la mia idea. Le ingiustizie sono pesantemente personali del gm, una volta rielaborate in chiave Degringolade difficilmente si riesce a risalire all’origine. Però creano situazioni per suscitare reazioni nei più pg.

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C’era un periodo nel quale i giocatori mi rantavano addosso in chat e io scrivevo le circostanze di vita e di lavoro su quelle cose lì. :smiley:

Non riesco a capire: lo trovi una cosa positiva o negativa?

Ne positiva ne negativa. Poi magari è pure una coincidenza delle situazioni che ho visto creare fin’ora e ci saranno gm che creeranno situazioni “trasparenti”.

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Secondo me è decisamente positiva. Mi spiego: mi ricorda un’altra forma di quello che succede, per esempio, con le città di Cani nella vigna. Il gioco ti chiede di creare una versione fittizia di una situazione che ti coinvolge davvero. Poi saranno altri giocatori a poter determinare sul serio come quella situazione evolverà, ma quello che è certo è che a te giocare quella cosa coinvolgerà, perché sei partito da qualcosa di significativo per te come persona.

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@danieledirubbo, anche io avevo questa impressione, ma non mi sono espresso non avendo giocato a The Clay that Woke.

Domanda un po’ provocatoria: ma tu, se poi nella storia venisse fuori che ai protagonisti sta sul culo la parata ispirata dal Pride, te la prenderesti? O sarebbe soltanto uno spunto di storia?

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Me lo farei andare benissimo. A fine sessione, in fase di debriefing, probabilmente gli direi a cosa mi sono ispirato, per vedere se ne esce una discussione interessante tra giocatori. A volte, ragioni su alcune cose che pensavi giuste nella vita e poi ti accorgi che erano delle merdate, o viceversa.

Insomma, per me giocare di ruolo non è mai davvero “solo” un gioco. A me piace farlo diventare un modo per esprimere me stesso e moltiplicare la mia esperienza di vita con quella degli altri.

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Sì ci sta anche questa :slight_smile:

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